
Migliorare il rating bancario è diventato da alcuni anni il mantra di ogni azienda.
Migliorare il rating bancario vuol dire avere più facile (ed economico) accesso al credito e, quindi, può essere una questione di vitale importanza per l’impresa.
Che cos’è il rating bancario dell’azienda
Il rating di un’impresa esprime un giudizio relativo alla capacità di una società di pagare i propri debiti e, quindi, è una specie di punteggio sulla sua affidabilità finanziaria.
Spieghiamoci meglio. Le imprese sono strutturalmente esposte all’indebitamento per poter svolgere la loro attività. Lo stato patrimoniale di ciascuna impresa è composto da indebitamento di breve, medio e lungo termine.
Per il sistema bancario dopo Basilea 2 e Basilea 3 ciò che conta non è tanto l’ammontare dell’indebitamento netto di un’azienda, quanto, piuttosto, la capacità dell’azienda stessa di pagare i debiti che ha contratto con Banche, fornitori e Fisco.
In altre parole si dà più valore alla capacità dell’impresa di adempiere regolarmente alla proprie obbligazioni anzichè al livello di esposizione debitoria che grava sulla società.
Non di rado, infatti, capita che ci siano aziende con un basso livello di indebitamento (tanto in termini assoluti che relativi) che però, per motivi di varia ragione, si trovano in difficoltà a restituire i soldi presi in prestito. In questo caso l’affidabilità finanziaria risulta compromessa poiché il sistema bancario “registra” il mancato o ritardato pagamento dei debiti contratti.
Al contrario possono esserci casi di aziende con un alto valore di indebitamento, sia in termini assoluti che relativamente al proprio patrimonio, che riescono a pagare con puntualità e senza particolari affanni. Queste aziende godono di un giudizio positivo sull’affidabilità finanziaria poiché il sistema le considera “buoni pagatori”.
Migliorare il rating bancario è possibile
Nei decenni passati per avere l’apertura di nuove linee di credito o per ottenere l’ampiamento di quelle esistenti era sufficiente avere un discreto “storico” con la Banca e buoni rapporti con il direttore della filiale.
Adesso tutto ciò conta relativamente poco. L’entrata in vigore degli accordi di Basilea impone alle banche una serie di rigidi vincoli alla concessione del credito.
In pratica la banca deve misurare, attraverso criteri approvati dalla Banca d’Italia, il grado di probabilità che l’impresa diventi insolvente. Per ottenere un più elevato giudizio di affidabilità finanziaria occorre migliorare il rating bancario della nostra azienda.
Il giudizio di solvibilità viene effettuato sulla scorta di tre ordini di criteri:
– Aspetti qualitativi (qualità dell’impresa, settore economico ecc.);
– Aspetti quantitativi (Bilanci);
– Aspetti andamentali (movimentazione dei conti, utilizzo dei fidi, effetti insoluti, segnalazione in Centrale Rischi ecc.).
Gli aspetti qualitativi come la solidità patrimoniale (cioè il rapporto tra i mezzi propri che l’imprenditore ha immesso nell’iniziativa economica), il settore in cui opera l’azienda, il business plan dell’impresa, l’analisi dei dati che emergono dalle varie Centrali Rischi (quali CRIF, CERVED ecc.), lo stato della liquidità aziendale e, infine, anche le caratteristiche del management aziendale incidono molto poco.
Sicuramente più importanti ai fini del “voto” da attribuire al merito creditizio dell’azienda sono gli elementi che emergono dal bilancio ma la loro valutazione alimenta il rating solo con cadenza annuale.
In definitiva, quindi, assumono un’influenza decisiva gli aspetti andamentali di cui la banca può disporre in modo continuativo e che presentano un elevato grado di obiettività rispetto agli altri due.
Per migliorare il rating bancario l’impresa dovrà cercare il più possibile di osservare queste 5 regole:
1) MOVIMENTARE I CONTI CORRENTI
Un conto corrente non movimentato e fermo su un saldo negativo per un periodo più o meno lungo induce la banca a considerare l’uso improprio del fido.
Suggerimento: ricorrere a forme di finanziamento più adatte alla propria situazione finanziaria ad esempio valutando l’opportunità di un prestito a medio-lungo termine.
2) USARE I FIDI NEL MODO MIGLIORE
Utilizzare completamente i fidi al limite dell’accordato costituisce quasi sempre sintomo di difficoltà finanziaria e viene registrato come un dato negativo dal sistema creditizio.
Ovviamente una tensione dei fidi può essere anche un sintomo positivo per le imprese in forte crescita per le quali il vecchio limite di fido non è più sufficiente.
Suggerimento: utilizzare i fidi al massimo entro il 70/80% del limite concesso ed eventualmente rinegoziare con la banca l’importo dei fidi se insufficienti ai propri fabbisogni.
3) EVITARE SCONFINAMENTI
Lo sconfinamento avviene quando una linea di credito viene utilizzata oltre i limiti dell’accordato.
Ovviamente si tratta di un evento pregiudizievole in quanto non solo peggiora di molto la valutazione espressa dalla banca affidante, ma comporta anche la segnalazione in Centrale dei Rischi con l’inevitabile conseguenza che dal mese successivo anche le altre banche vedranno che si è verificato uno sconfinamento.
Anche qui occorre distinguere da caso a caso ma comunque si tratta di una situazione da evitare accuratamente.
Suggerimento: monitorare costantemente i saldi debitori bancari, soprattutto in prossimità del “fine mese” nel quale si concentrano la maggior parte degli incassi e dei pagamenti; negoziare con i fornitori la scadenza delle ri.ba. ai primi giorni del mese successivo; presentare per tempo la documentazione per l’eventuale rinnovo dei fidi ecc.
4) RIMBORSARE REGOLARMENTE LE RATE DEI PRESTITI
Anche il mancato pagamento di una rata di prestito determina una situazione di inadempimento con conseguenze del tutto analoghe a quelle dello “sconfinamento” (segnalazione in Centrale Rischi ecc.).
Suggerimento: finanziare gli investimenti fissi con mutui di durata congrua ai tempi di ritorno; in caso di obiettiva difficoltà avvertire in tempo la propria filiale per concordare una soluzione al problema; rinegoziare il prestito per avere rate di importo più piccolo e dunque maggiormente gestibili.
5) GESTIRE AL MEGLIO GLI INSOLUTI ED I CREDITI IN SOFFERENZA PER MIGLIORARE IL RATING BANCARIO
Una elevata percentuale di insoluti è un indicatore di anomalia andamentale che non aiuta di certo a migliorare il rating bancario dell’azienda. Senza considerare che gli insoluti vengono addebitati sul conto dell’azienda la quale, in mancanza di un fido capiente, rischierà lo sconfinamento oltre i limiti di fido.
Suggerimento: cercare di selezionare la propria clientela; classificarla in base ai tempi e alla puntualità dei pagamenti; presentare alla banca solo il “portafoglio buono”; richiamare anticipatamente gli effetti quando si viene a sapere che gli stessi non verranno pagati.[/column]